Thais Montessori Brandao

Stylist & Consultant

Thais conosce l’arte dell’osservare e del creare bellezza attraverso gli abiti. Il suo linguaggio estetico è fortemente influenzato dalle sue radici italo-brasiliane e dalla sua biografia personale, che lo rendono un linguaggio consapevole e necessario: Thais racconta di una bellezza incondizionatamente libera e inclusiva.

Thais in tre parole, un profumo, un colore, un sapore.

Multicolore, vale? Un profumo il patchouli, me ne cospargo il corpo e di conseguenza l’odore invade tutta la casa. Un sapore, quello del latte di cocco, tipico della cultura brasiliana, è un ingrediente che ho integrato nelle mie abitudini e che mi ha passato mio padre.

Lavori con gli abiti, il corpo, l’immagine. Da dove arriva il desiderio di creare qualcosa di bello?

Il desiderio di creare bellezza arriva dalla mia infanzia e mi è stato in qualche modo regalato dai miei genitori. Sono attori di teatro e io sono cresciuta dietro le quinte, tra le scenografie, mentre li guardavo esibirsi.
I teatri vuoti sono ambienti onirici che hanno decisamente influenzato la mia ricerca estetica. Mi sono sempre sentita privilegiata a poter vivere quegli spazi, prima che venissero riempiti dal pubblico. Èd è li che è nato il desiderio di creare qualcosa di bello per gli altri.

Come ti sei avvicinata allo styling?

L’incontro con il mondo dello styling è stato casuale, curioso. Quando ero adolescente i miei partecipavano ai progetti di scambio culturale per studenti internazionali; una volta ospitammo questa ragazza spagnola che frequentava lo IED, che nel giorno di Halloween mi aiutò a realizzare un vestito da strega. Prese due stoffe che avevo in casa e con grande disinvoltura ne strappò alcuni lembi per farne un abito, io rimasi affascinata dalla sicurezza di quel gesto, e pensai “nooo io voglio fare questo!”.
In seguito studiai collezione presso la NABA, volevo davvero capire come fossero costruiti i vestiti, ma posso dire che lo styling è una di quelle cose che s’impara sul campo, facendo esperienza. Sia assistendo, che poi, piano piano lavorando in autonomia.

Cos’ è per te la moda oggi?

È il modo con il quale la società si esprime. Un linguaggio che parla del periodo storico che stiamo vivendo.
Spesso mi capita di guardare come sono vestite le persone, comprendere e osservare questo lessico è uno degli aspetti che mi piace di più. Il rapporto tra quello che viene presentato in passerella e il modo con il quale viene reinterpretato in strada è complesso e affascinante, talvolta è la strada stessa a contaminare le collezioni di moda.

Oggi il linguaggio dell’immagine sta andando davvero in una direzione più inclusiva?

C’è sicuramente un movimento positivo verso l’inclusività, molto sentito sopratutto dai brand emergenti che spesso sono fondati proprio su questi valori. Non rientrando nei canoni della donna taglia 38, magari bionda con la pelle chiara, questo cambio di rotta a me ha fatto molto bene, mi sono sentita finalmente rappresentata. Si tratta di un tema che mi sta molto a cuore, sopratutto nel mio lavoro, sono quindi felice di questa spinta positiva verso il cambiamento anche se mi rendo perfettamente conto di come a volte ci siano altrettante realtà che cavalcano l’onda del trend in maniera prettamente performativa.

So che sei Italo-brasiliana. Che rapporto hai con le tue origini? Come influenzano il tuo linguaggio estetico?

Ho da sempre un rapporto d’amore e odio con la mia doppia origine, non l’ho sempre vista come una ricchezza. Tanti ragazzi e ragazze di seconda generazione nel periodo dell’adolescenza cercano di allontanare il più possibile quelli che sono elementi di diversità per integrarsi e io quando ero più piccola, ho fatto esattamente questo. Nessuno mi somigliava, né in televisione, né nelle pubblicità, tantomeno in strada essendo l’immigrazione un fenomeno relativamente recente in Italia. Io e una ragazza filippina eravamo le uniche diverse in classe. Sono cresciuta senza rappresentazione e quindi con la sensazione di essere sbagliata. Di riflesso tentavo di allontanare e respingere la mia afro-discendenza: non prendevo il sole, mi stiravo i ricci…
Nello styling, tutto il mio lavoro si basa sulla de-colonizzazione degli standard di bellezza e sulla volontà di riavvicinarmi alle mie origini afro-brasiliane.

Che rapporto hai con il tuo corpo ?

Anche il mio corpo ho imparato ad accettarlo con il tempo. Devo dire che i trent’anni sono stati un momento di consapevolezza abbastanza importante, per me hanno rappresentato autonomia e indipendenza, anche economica, e sono aspetti che mi hanno fatta sentire più libera anche nel modo in cui mi percepisco fisicamente. Anche lo sport mi ha aiutata molto e per quanto io non sia una persona sportiva, mi sono appassionata moltissimo al Crossfit con il quale mi sono riscoperta più forte e scattante.

E qual è la parte di te che ami di più ?

Il punto vita ed i polsi.

Di cosa sei orgogliosa?

Mi rende orgogliosa riuscire ad ammirare un lavoro finito al termine del processo creativo, il risultato è spesso molto diverso dall’idea di partenza. Ogni volta che lavoro ad un concetto, durante la fase di creazione c’e un mutamento ed il risultato è sempre una sorpresa.

Cosa significa per te essere una donna oggi

Per me essere una donna significa convivere con i valori della creazione e dell’accoglienza. Biologicamente la donna accoglie, e questo è un meraviglioso valore che tutte abbiamo. Ciò non significa che coloro che non passano attraverso il processo della maternità siano meno donne di altre, tutte noi abbiamo questo prezioso dono attraverso il quale osservare il mondo. Dentro una donna il disvalore della distruzione non esiste.

FANTAGIRL I AM THE WOMAN I AM is a project by Fantabody in collaboration with Vogue Italia.

The photographic project made in collaboration with Giustina Guerrieri, a young communication specialist who had always an interest in voicing real stories whilst exploring the boundaries of femininity.

An ode to the female body, regardless of its shape and skin colour. A research that promotes diversity as a starting point for addressing topics such as disability or immigration, which are approached with an inclusive, curious and prejudice-free attitude. Portrayed in her seductive uniqueness, every photographed subject has the opportunity to tell her story and reveal her nature with pride. An all-female collaboration where the protagonists are shot by selected female photographers and interviewed in the form of an intimate exchange of anecdotes and experiences.

The project is published monthly on vogue.it.

Fantabody Meets
Fantabody Meets
Fantagirl
Fantabody Meets
Fantabody Meets
Fantagirl
Fantabody Meets
Fantagirl
Fantabody Meets
Fantagirl
Fantabody Meets
Fantagirl
Fantabody Meets
Fantagirl
Fantabody Meets
Fantagirl
Fantabody Meets
Fantagirl
Fantagirl
Fantagirl
Fantagirl
Fantagirl
Fantagirl
Fantagirl
Fantagirl
Fantagirl
Fantagirl
Fantagirl

Customer care

Feel free to send us a message, we will answer as soon as possible!