Manuela Balducci

Make up Artist

Manuela ci mostra il make up oltre il make up. Non come ricerca estetica fine a se stessa, ma linguaggio e manifesto socio-culturale. Per lei è un modo di comunicare il suo stato emotivo e di rielaborare le innumerevoli suggestioni dalle quali si lascia ispirare tra musica, graffitismo, digital art e letteratura.

 

Manuela in tre parole, un profumo, un colore, un sapore.

Credo di avere un rapporto atavico con l’arancione. Ricordo che quando ero alle elementari, mia mamma mi comprò un’Invicta di un arancione incredibilmente fluo, quasi disturbante…un buffo aneddoto che credo mi abbia segnata. Tra l’altro è un colore che non mi sta per niente bene indosso, ma mi piace moltissimo, in tutte le sue nuances. Mi trasmette serenità. Un sapore che mi racconta è quello del vino rosso, in qualche modo racchiude anche il legame con mio padre e le esperienze di degustazione assieme, e poi non posso negare che il buon vino tiri fuori la parte più spigliata di me.
Un odore…quello del borotalco, a questo per me non servono spiegazioni (ride).

Come ti sei avvicinata al make up?

Sono stata influenzata da mio nonno e mio padre, entrambi due artisti incredibili. Sono cresciuta tra pennelli, colori ad olio, acrilici e cavalletti. Per mantenermi durante gli studi di make up tra Napoli, Londra e Berlino, facevo lavoretti d’occasione, bar, ristoranti…poi ho deciso di buttarmi, pur non avendo ancora finito la formazione, e iniziare come Make Up Artist, riscontrando subito molta soddisfazione nel rapporto con i primi clienti.

Da cosa ti lasci ispirare ? Qual è il tuo processo creativo?

Il mio processo creativo segue una sorta di ciclo in cui lavoro intenso e pause si alternano. Durante i momenti di stop, ho modo di fermarmi e alimentarmi di nuovi spunti, informazioni ed ispirazioni. Faccio ricerca, esperimenti materici, indago mondi anche molto diversi tra loro, e quando la musica, la street art o il 3D possono confluire nell’estetica, io ne osservo con entusiasmo i risultati inaspettati. Nei periodi di ricerca rielaboro e remixo. È un flusso continuo e non mi pongo limiti nel cercare nuove contaminazioni. Quando sono sul set solitamente mi devo attenere a un concept preciso, ma se l’atmosfera e la sinergia con il team me lo permettono, amo lasciarmi andare e seguire l’istinto.

Hai un fetish?

Gli uomini con la gelatina nei capelli. Li trovo assolutamente disturbanti, ma assumono delle connotazioni materiche tra l’organico e il geometrico talmente interessanti che non posso fare a meno di esserne affascinata.

 

Cos’è per te la bellezza?

Ciò che storicamente è sempre stato considerato un difetto, per me è bellezza pura. Un orecchio a sventola, un dente storto, il non canonico, l’inaspettato, sono per me l’espressione massima del bello come unico e irripetibile. Io stessa nell’arcata inferiore ho i denti storti, e ne vado fiera, li amo, e anzi, spesso ispirano i make up che poi posto sul mio Instagram.

Che valore ha l’atto del truccarsi oggi? Come si interseca con la contemporaneità.

La mia idea di make up, va oltre il make up e non si ferma a una ricerca o un gesto di tipo solo estetico. È messaggio sociale, è manifesto culturale, è linguaggio ed il modo in cui io comunico la mia visione del mondo, la mia reazione alla realtà circostante. I colori che uso, i grafismi, le gestualità, dallo stritolamento di un labbro ad una palpebra socchiusa, sono espressione di uno stato emotivo.

Che rapporto hai con il tuo corpo? Cosa ti fa sentire bene?

Io mi sento bene nuda. Spoglia da qualsiasi cosa che possa darmi una forma, perché io ho la mia, e quella mi va bene.

 

FANTAGIRL I AM THE WOMAN I AM is a project by Fantabody in collaboration with Vogue Italia.

The photographic project made in collaboration with Giustina Guerrieri, a young communication specialist who had always an interest in voicing real stories whilst exploring the boundaries of femininity.

An ode to the female body, regardless of its shape and skin colour. A research that promotes diversity as a starting point for addressing topics such as disability or immigration, which are approached with an inclusive, curious and prejudice-free attitude. Portrayed in her seductive uniqueness, every photographed subject has the opportunity to tell her story and reveal her nature with pride. An all-female collaboration where the protagonists are shot by selected female photographers and interviewed in the form of an intimate exchange of anecdotes and experiences.

The project is published monthly on vogue.it.

Fantabody Meets
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