Giada Biaggi

Author & Comedian

È bello far ridere le persone, lo paragono sempre al “visualizzato” e alla risposta della persona che ti piace.

Giada decodifica il mondo e le dinamiche socio-culturali che lo caratterizzano attraverso un prisma filosofico che ne sa cogliere anche le sfumature più complesse, e ce lo racconta con un’ironia intelligente, fresca, talvolta pungente, ma sopratutto attuale. Il suo linguaggio comico-erotico stimola la risata, ma sopratutto la riflessione.

Giada in tre parole, un profumo, un colore, un sapore.

Un profumo…Untitled di Margiela, chic! Un colore, il verde salvia, a me che sono sempre molto agitata, mette tranquillità. Un sapore…quello del Ritter Sport con i cereali dentro. Per me è un comfort food, e poi mi ricorda il periodo in cui studiavo a Berlino.

Scrittrice, comica e sceneggiatrice. Raccontami del discorso che vuoi portare avanti nel tuo lavoro.

Quello che mi piacerebbe fare è lessicalizzare anche in maniera estetica come potrebbe essere la donna smart del futuro e portare in Italia un tipo di umorismo e un concetto di femminismo che oggi ancora manca, ed è forse molto più anglosassone. In Italia il femminismo è ancora fortemente didascalico. Sei femminista se denunci il cat-calling su Instagram o se usi otto succhia clitoridi…la battaglia del femminismo contemporaneo si gioca in terreni molto più ristretti. Sanremo, ad esempio, è stato abbastanza esemplificativo da questo punto di vista: è come se con la musica fossimo andati avanti mentre l’intrattenimento televisivo, ancora gestito dagli uomini, sia rimasto subordinato al gusto di un italiano medio, che oggi non esiste più.

Come si inserisce l’idea della donna bella e intelligente nella tua narrativa?

Il problema del femminile, e questo per me è un pò il nocciolo della questione, è che alle ragazze carine o piacenti debba bastare essere carine e piacenti. Essere una donna bella e intelligente sembra quasi sia una contraddizione no? Eppure, tu che ti metti lo smalto sulle unghie o ti laurei in filosofia, sei sempre la stessa persona.

Leggevo qualche giorno fa un’intervista di Massimo Recalcati…lui è a suo modo un intellettuale molto narcisista, che si fa fare gli abiti su misura, eppure nessuno pensa che questo sia screditante della sua intelligenza. Ci sono moltissimi intellettuali maschi che hanno dei cliché estetici, Nanni Moretti ad esempio, con l’impermeabile e la Vespa, aspetti che però vengono visti come co-essenziali a quello che fanno, mentre nelle donne vengono visti come sminuenti.

Essere bella e intelligente è visto come fortemente contraddittorio dalla società italiana sopratutto perché non c’e una rappresentazione nei media. È per questo che la rappresentazione ha un potere, anche politico. Scegliere di rappresentare o non rappresentare le cose significa anche farle o non farle esistere.

Cosa manca alla comicità italiana per parlare il linguaggio della nostra generazione?

Dirò una cosa impopolare: a me Checco Zalone, tutto sommato mi fa ridere. Ma il problema è che non esiste una Checca Zalona, così come non esiste un contraltare della Littizzetto nella Generazione Z. Credo sia una specificità italiana che la comicità non sia mai stata vista come una cosa cool o aspirazionale. Di base il comico si pone come un caso umano a livello estetico e sociale che non è quindi aspirazionale in nessun modo.

Io mi sono appassionata alla comicità vedendo delle Stand Up di comiche americane super cool, giuste. Ed è anche per questo che funzionano. Invece, nessuno vuole diventare Checco Zalone. Moda e comicità non si sono mai unite prima, eppure la moda sta iniziando a usare il codice dell’ironia, basti pensare a Gucci o Balenciaga. Non sono così scisse come sembrano. 

La prima esperienza con la Stand Up comedy e con il pubblico come ti ha fatta sentire?

È bello far ridere le persone, lo paragono sempre al “visualizzato” e alla risposta della persona che ti piace. È un’esperienza di autostima immediata, anche la risata ha un potere seduttivo che magari noi donne non siamo molto abituate ad usare. Si dice spesso “mi sono innamorata di lui perché mi faceva ridere”, ma molto raramente si dice delle donne.

Con progetti come il podcast Philosophy and The City, la Newsletter Daddy issues e le serate di Stand Up comedy, il tuo lavoro a acquisito molta visibilità. La consapevolezza di un seguito ha in qualche modo influenzato il tuo modo di rapportarti con il pubblico?

Usando molto Tik Tok, e in generale le piattaforme social, è possibile capire quali temi hanno un riscontro migliore. In generale in un momento in cui si cerca di fare un salto è naturale dover fare un pò di cernita editoriale sui contenuti. C’è in parte una perdita di spontaneità, ma credo sia un processo normale così come avviene sui social nel momento in cui si smette di usare Instagram come diario personale, ma piuttosto come portfolio del propio lavoro.

Cosa significa per te essere una donna oggi?

Mah in maniera molto filosofica direi che essere una donna, non è essere una donna. Ma significa avere un nome e un cognome. In quest’ultima corsa al Quirinale, tutti dicevano “Serve una donna!”, ma nessuno diceva chi.

E quindi, oggi essere una donna significa in primis essere una professionista con un nome e un cognome non ascrivibile alla categorica generica di donna.

Cos’è per te la femminilità?

La femminilità oggi, è il mantenimento della femminilità. Noi donne ci inseriamo in certi mondi che sono stati a predominanza maschile, diventando a nostra volta maschili. Per me oggi, si tratta quindi di mantenimento, ovvero del non mascolinizzarsi mai, anche se può sembrare una semplificazione. Intendo, tenere quelle cose che ci contraddistinguono, come la dimensione della cura e del prendersi cura, che pur essendo concetti culturalizzati, ci appartengono.

FANTAGIRL I AM THE WOMAN I AM is a project by Fantabody in collaboration with Vogue Italia.

The photographic project made in collaboration with Giustina Guerrieri, a young communication specialist who had always an interest in voicing real stories whilst exploring the boundaries of femininity.

An ode to the female body, regardless of its shape and skin colour. A research that promotes diversity as a starting point for addressing topics such as disability or immigration, which are approached with an inclusive, curious and prejudice-free attitude. Portrayed in her seductive uniqueness, every photographed subject has the opportunity to tell her story and reveal her nature with pride. An all-female collaboration where the protagonists are shot by selected female photographers and interviewed in the form of an intimate exchange of anecdotes and experiences.

The project is published monthly on vogue.it.

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