Bekka Gunther

Photographer & Creative Director

Bex ha il sole della California che le brilla dentro, e un’energia pura e travolgente che si esprime nel suo modo di essere tanto quanto nel suo lavoro, attraverso il quale racconta e celebra i cambiamenti che vorrebbe vedere nel mondo. Quando si parla di diversità, inclusività e rappresentazione Bex ci ricorda che ad ogni parola deve seguire un’azione, concreta.

Bex in tre parole un colore, un profumo, un sapore.

Colore, sicuramente il giallo, come la mia personalità. Un odore, il mix spicy coconut, sono sentori che mi ricordano delle mie radici messicane, e che si mescolano ad altri profumi per me importanti, come quello del mare, il profumo di estate e di libertà. Un sapore che mi rappresenta è quello della cannella, dolce e piccante, un accostamento che ricerco spesso anche nel cibo.

Come ti sei avvicinata alla fotografia?

Crescendo nel contesto di una setta religiosa in California, la mia unica finestra sul mondo erano i National Geographic che ogni mese arrivavano a casa. La fotografia è quindi stata sin da subito un mezzo di scoperta e quando i miei genitori mi regalarono una piccola macchina fotografica iniziai a scattare tutto ciò che mi circondava, da mia sorella, ai fiori.

Quali sono i temi per te importanti da raccontare attraverso il tuo lavoro?

Per me è fondamentale raccontare ciò che vorrei vedere cambiare nel mondo, e supportare le comunità marginalizzate come quella LGBTQ+, le donne, la comunità BPOC. Le situazioni, i temi, le persone che per me sono importanti nella vita personale, lo sono altrettanto in quella professionale. Per me è naturale orientale in questo senso la ricerca del mio lavoro.

Hai sempre viaggiato moltissimo e cambiato spesso città. In questo processo quanto è stato importante il ruolo della community attorno a te?

Tutta la mia vita è stata una ricerca di comunità, a partire dalla comunità religiosa nella quale sono cresciuta. Nonostante i principi sui quali si basava si siano poi rivelati fallimentari, è comunque stato un contesto in cui mi sentivo supportata e capita. In seguito, anche se a livello inconscio, ho sempre ricercato la stessa forma di corrispondenza nel contesti sociali in cui ero. A Los Angeles è stato molto difficile all’inizio, ma ho poi trovato la mia dimensione, in seguito, durante il periodo newyorkese mi sono un pò chiusa in me stessa, mentre arrivata in Italia, sono stata travolta dal calore di questo paese. 

 

Credi che la creative industry stia dando il giusto spazio alle categorie della società underrepresented?

In parte, se parliamo di rappresentazione nel cinema e nella moda, ad esempio. Ma non è sufficiente, io vorrei vedere più donne, persone queer, non binary, diversamente abili, alla regia, alla produzione… in tutti i settori. Quindi non solo soggetti di cui si parla, ma persone alle quali venga dato uno spazio di azione per esprimersi attraverso il proprio lavoro. C’e ancora moltissimo da fare perché la società cresca, evolva e divenga veramente più inclusiva. Come si dice in inglese, è una questione di “talk the talk but not walk the walk”, devono seguire delle azioni concrete alle parole!

Quando ti senti al meglio nel tuo corpo?

Quando ballo, quando faccio sesso, quando sono in bici, quando fotografo…Sono tutti momenti in cui mi sento libera, utile, apprezzata. In cui mi sento me stessa.

Qual è la parte del tuo corpo che ti piace di più?

Mi piace il mio punto vita, adoro il mio culo, e ho imparato ad amare il mio naso!
L’ho ereditato dal mio bisnonno di origine turca, e mentre da piccola ho sempre avuto il complesso del naso troppo grande, crescendo ho completamente cambiato prospettiva a riguardo. È un tratto unico e speciale che mi lega alla storia della mia famiglia, del quale sono orgogliosa.

FANTAGIRL I AM THE WOMAN I AM is a project by Fantabody in collaboration with Vogue Italia.

The photographic project made in collaboration with Giustina Guerrieri, a young communication specialist who had always an interest in voicing real stories whilst exploring the boundaries of femininity.

An ode to the female body, regardless of its shape and skin colour. A research that promotes diversity as a starting point for addressing topics such as disability or immigration, which are approached with an inclusive, curious and prejudice-free attitude. Portrayed in her seductive uniqueness, every photographed subject has the opportunity to tell her story and reveal her nature with pride. An all-female collaboration where the protagonists are shot by selected female photographers and interviewed in the form of an intimate exchange of anecdotes and experiences.

The project is published monthly on vogue.it.

Fantabody Meets
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Fantagirl
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