Adelisa Selimbašić

Artist

Le narrazioni pittoriche di Adelisa sono un invito a esplorare le molteplici sfumature del corpo e dell’erotismo.
Il suo è un grido all’emancipazione e alla libertà di essere esattamente come desideriamo, una poetica dell’unicità e della coesione femminile che si esprime in tele di grande formato dalle pennellate ricche e vibranti.


Com’è iniziato il tuo percorso nella pittura?

Sin da quando ero piccola creavo il mio mondo attraverso il disegno, ma arrivando da una famiglia che mi ha sempre cercato di indirizzare verso un percorso professionale più tradizionale, crescendo non ho mai pensato di poter essere davvero un’artista. Dopo il liceo mi sono iscritta all’Accademia d’Arte di Venezia dove il confronto con incredibili docenti e altri talentuosi artisti che dipingevano nell’atelier, ha fatto progressivamente evolvere la mia visione.

C’è stato un momento in cui hai preso piena consapevolezza della tua estetica come pittrice?

All’inizio della mia formazione dipingevo sopratutto paesaggi, ma c’e stato un momento in cui mi sono bloccata, guardando il mio lavoro sentivo mancare qualcosa. È stato quando ho ripreso in mano la matita, il mezzo che da sempre conosco meglio, che ho ricominciato a disegnare corpi. Corpi su corpi. Tornata in Accadamia ho dipinto una grandissima tela 2mt x 2mt, e una volta terminato il lavoro ho provato per la prima volta quella sensazione di piacere che adesso provo quando finisco un’opera.

Raccontami del corpo e dell’erotismo come fil rouge del tuo lavoro.

Il corpo è un tema centrale. Un corpo sensuale, talvolta ambiguo. Un corpo volto alla normalizzazione e all’accettazione dell’erotismo, comunque questo si esprima. L’erotismo ha innumerevoli sfumare, per qualcuno erotico, potrebbe essere un orecchio con il piercing, per altri le natiche di una donna.

La mia è anche una poetica dell’unicità, non sono un nome e un cognome a renderci unici, ma i riflessi della nostra caratterialità, che si esprimono nella nostra postura, o in ciò che indossiamo…un orecchino, che sia un pendente o una perla diviene potenziale catalizzatore d’interesse e dunque di scambio tra persone, di curiosità e socialità.

Perché tutte le tue donne indossano lo smalto?

Lo smalto per me ha una valenza culturale e ironica. La mia famiglia ha origini bosniache e spesso quando da piccola andavo a trovare i miei parenti venivo giudicata duramente se lo indossavo. A volte mi sono sentita dire “la prossima volta ti taglio un dito”. Era associato a un vezzo da “poco di buono”. In quanto donna, crescendo, mi sono state imposte regole molto rigide, spesso ingiuste. Ma la rabbia che ne derivava sono riuscita a trasformarla in forza creativa.
In qualche modo la presenza dello smalto sulle unghie delle mie donne, i loro corpi così voluttuosi, grandi e seminudi, sono un grido di emancipazione e libertà di essere esattamente come desideriamo. 

Cos’è per te la femminilità?

Per me la femminilità è coraggio, determinazione, sicurezza e altruismo. Nei miei lavori viene narrata come un sistema, non una cosa individuale, per me appartiene a qualcosa di più grande, di collettivo. Nel femminile c’e un intrinseco collegamento che ci unisce, basta pensare all’influenza di elementi come la luna, il ciclo…è incredibile quanto ci sorprendiamo nel momento in cui prendiamo consapevolezza di legami, pensieri e percezioni comuni.

Parlami del tuo processo creativo. Come nascono e le tue narrazioni pittoriche?

Il mio lavoro parte da una minuziosa ricerca fotografica, e se in un primo momento si trattava di immagini che reperivo dal web, poi ho iniziato a scattare foto alle mie amiche. Il poter ritrarre dei corpi conosciuti, rende il mio approccio alla tela molto più responsabile. In qualche modo la pittura mi permette di celebrare la storia di quei corpi. Tuttavia l’opera non nasce mai da una sola fotografia, ma è piuttosto la rielaborazione di più elementi che assemblo mentalmente prima di dipingerli.

E tu che rapporto hai con il tuo corpo?

Strano e amichevole. Si alternano odi e amori, ma con il tempo ho imparato a prendere sicurezza, e capire che il mio corpo, nella sua unicità, mi rende quella che sono. Ho capito che un corpo in armonia con lo spirito, un corpo che sta bene e che amiamo a prescindere dai dogmi sociali e culturali, irradia un equilibrio e una sicurezza che avvolge anche chi ci sta intorno.

FANTAGIRL I AM THE WOMAN I AM is a project by Fantabody in collaboration with Vogue Italia.

The photographic project made in collaboration with Giustina Guerrieri, a young communication specialist who had always an interest in voicing real stories whilst exploring the boundaries of femininity.

An ode to the female body, regardless of its shape and skin colour. A research that promotes diversity as a starting point for addressing topics such as disability or immigration, which are approached with an inclusive, curious and prejudice-free attitude. Portrayed in her seductive uniqueness, every photographed subject has the opportunity to tell her story and reveal her nature with pride. An all-female collaboration where the protagonists are shot by selected female photographers and interviewed in the form of an intimate exchange of anecdotes and experiences.

The project is published monthly on vogue.it.

Fantabody Meets
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